Autore Topic: Risvegli notturni  (Letto 3571 volte)

Offline Manno

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Risvegli notturni
« il: Luglio 16, 2008, 07:32:41 Mer »
Salve Prof.ssa Cerbo,
ho notato che da quando è insorta la malattia ( 10 anni fa ) ho cominciato ad avere, periodicamente, dei frequenti risvegli notturni, dalle 3.00 alle 4.30 circa, anche non in periodo di grappolo. Le domando: può esserci una correlazione con la malattia ?
Grazie in anticipo per la risposta,
cordiali saluti, Mauro.
Mauro

Offline Prof.sa CERBO

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #1 il: Luglio 17, 2008, 17:59:12 Gio »
In teoria potrebbe esserci un legame, perchè come probabilmente tu sai la CH si pensa essere dovuta ad un cattivo funzionamento del nostro "orologio degli orologi" (ipotalamo) che regola vari ritmi circadiani compreso quello del ciclio sonno-veglia. Questo potrebbe succedere anche al difuori del periodo del grappolo.
...però è solo teoria!
Sogni d'oro, con affetto e comprensione Rosanna Cerbo

Skianta

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #2 il: Luglio 23, 2008, 22:22:46 Mer »
Professoressa Cerbo,
perdoni la mia intrusione.

Nella sua posizione di Professoressa Neurologa, legata professionalmente e deontologicamente alla comunità scientifica, comprendo pienamente il termine "In teoria".

Nella mia posizione, che invece e scollegata alle prove scientifiche, mi permetto di affermare che:

Sulla base dei continui confronti con i grappolati, che porto avanti da 6 anni a questa parte, sono dentro di me certo che, c'è un legame sicuro (anche se non scientificamente provato, doppio ceco triplo ceco o quadruplo ceco  ;D ;D) tra i risvegli notturni e la nostra patologia.

C'è anche'si un legame sicuro tra le problematiche di sonno/veglia con le quali noi purtoppo spesso dobbiamo convivere.

C'è un legame sicuro tra le grandissime difficoltà che spesso incontriamo nel passaggio tra la fase della veglia e quella del sonno e viceversa tra la fase del sonno e quella della veglia che spesso sono i momenti più difficili delle nostre 24 ore .

Le mie esternazioni non sono su base scientifica, ma su base di un confronto continuo che ho con i miei  amici grappolati .

Spero solo che il mio contributo a questo post non desti in Lei delle emozioni negative, in quanto sono quasi sicuro che Lei è (diversamente da molti) in grado di comprenderci e di capire l'autoaiuto che stiamo cercando di darci, e l'aiuto che desidereremmo  ricevere dalla comunità scientifica.

Non l'ho ancora fatto, in quanto per molte ragioni sono tremendamete assente dal forum in questi ultimi mesi, ma voglio cogliere l'occasione per ringraziarla, per il Suo contributo nel nostro forum,
non solo dal profondo del mio cuore, ma dal profondo della mia anima che ha un valore esponenzialmente più elevato delle emozioni.

PS: Come già ho scritto sul ns forum anni fa, ed il forum è una prova tangibile di quanto riaffermo in questa data, la CH non ha origine nell'ipotalamo, ma nelle amigdale.
La CH  avrà un incidenza sempre maggiore nel tempo (e di questo inizia ad accorgesene anche la comunità scientifica).
La CH oggi colpisce maggiormente le donne rispetto a prima; questo è esclusivamente legato allo stile di vita.

TVB



rrodolfo

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #3 il: Agosto 01, 2008, 20:02:59 Ven »




                                 amigdale.!!!!!?????????????????????????????????????

rrodolfo

  • Visitatore
Re: Risvegli notturni
« Risposta #4 il: Agosto 01, 2008, 20:35:20 Ven »


 semmai amigdalA!!!!!


     è ANCHE
UN ORGANO PRIMORDIALE,COME L'IPOTALAMO ,MA CONTROLLAE RISPONDE SOLO A STIMOLAZIONI EMOTIVE,MENTRE NOI SIAMO SOGGETTTI A STIMOLI MOLTO PIU PRATICI

Lo studio sugli animali è informativo sul’essere umano nel’ambito delle neuroscienze perché molte strutture cerebrali e le loro relative funzionalità nei mammiferi non umani sono simili a quelle degli uomini (basta pensare alla similarità genetica tra uomo e molte specie di scimmie). I neuroscienziati dividono comunemente il cervello in una serie di regioni diverse che rispecchiano una combinazione di sviluppo evolutivo, funzionalità e fisiologia. La suddivisione più comune presenta una distinzione tra “cervello rettile”, responsabile per le fondamentali funzioni di sopravvivenza come respirare, dormire e mangiare, il “ceryello mammifero” che comprende le unità associate alle emozioni sociali, ed il “cervello ominide” che è caratteristico degli esseri umani comprendente la maggior parte della nostra corteccia, il fine strato che ricopre il cervello e che è responsabile di tutte quelle funzioni di alto livello come il linguaggio, la coscienza e la capacità di ragionare a lungo termine. Poiché la misurazione del’attività cerebrale in maniera invasiva, tramite cioè elettrodi inseriti direttamente dentro il cervello, è limitata agli animali, essa ha fino ad ora fornito utili informazioni soprattutto in relazione a quei processi motivazionali ed emozionali che ’uomo condivide con gli altri mammiferi piuttosto che sui processi di alto livello come il linguaggio e la coscienza.


CHE CI SIA UNA IPERTROFIA IPOTALAMICA NON LO DICO IO ,MA I RISULTATI SCENTIFICI E LE CONSEGUENZE ORMAI SONO CHIARE!!!!!!!!

 








                                    COME DIRE !!!!......EM HEM   TI STAI SBAGLIANDO!!!!!!

Skianta

  • Visitatore
Re: Risvegli notturni
« Risposta #5 il: Agosto 01, 2008, 23:52:14 Ven »
Le amigdale sono due una per emisfero. L'ipotalamo del grappolato non è ipertrofico (più grosso), ma iperattivo in fase di attacco, mandando troppi segnali in corteccia.

Estratto da

http://www.maran-ata.it/psicologia/htm/intelligenza_emotiva.htm


BEVITORE DACCI UNA LETTA; FORSE COMPRENDI L'ORIGINE DELLE MIE SUPPOSIZIONI[/b]


L’intelligenza emotiva: l’amigdala
«Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l'uomo. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l'uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l'uomo». Matteo 15: 18-20

Noi tutti abbiamo avuto a che fare con l’amara esperienza della perdita del controllo emozionale... Cercate di ricordarvene qualcuna e in modo particolare soffermatevi a quello che maggiormente è rimasta impressa nella vostra mente per la sua carica emotiva.

Nei nostri cuori soggiacciono ferite emozionali attive, che al minimo sussulto sismico (esperienze che la vita comporta) emergono con una forte carica emotiva paragonabile alla potenza di un vulcano in eruzione, provocando, il più delle volte, danni irreparabili a noi stessi e alle persone che più amiamo. Gli aspetti di un io bisbetico, irrequieto, insaziabile, volubile, capriccioso, offeso, timido, pauroso, frustrato, ribelle, testardo, sottomesso, aggressivo egocentrico, passionale, paragonabili al magma, al gas, ai vapori, allo zolfo e ai prodotti piroclastici di un vulcano, costituiscono uno stato latente o palese di situazioni molto pericolose endogene ed esogene della persona.

Perché? Come mai? Che cosa succede nella nostra mente? Dove avviene questo processo di reazione emozionale fuori dalla norma e che erroneamente cerchiamo di giustificare con accuse?

L’amigdala è un centro del sistema limbico del cervello. Il termine deriva dalla parola greca che significa mandorla. É un gruppo di strutture interconnesse, a forma appunto di mandorla, posto sopra il tronco cerebrale, vicino alla parte inferiore del sistema limbico.

Il sistema limbico è il punto centrale del sistema regolare endocrino, vegetativo e psichico; elabora stimoli provenienti dall’interno del corpo e dall’esterno. Descrive le strutture cerebrali che si trovano al confine tra l’ipotalamo e le strutture connesse, da un lato, la corteccia cerebrale dall’altro.

L’amigdala, ne abbiamo due, è specializzata nelle questioni emozionali. Se viene resecata dal resto del cervello, il risultato è una evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi, conseguentemente si diventa cechi affettivamente (cecità affettiva).

L’amigdala funzione come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi; la vita senza l’amigdala è un’esistenza spogliata di significato personale.

All’amigdala è legato qualcosa di più dell’affetto: tutte le passioni dipendono da essa. Le lacrime, un segnale emozionale esclusivo degli esseri umani, sono stimolate da essa. Asportando o resecandola negli animali, questi perdono ogni impulso a cooperare o a competere e non provano più rabbia o paura.

1. L’amigdala è un grilletto molto sensibile.
I segnali di entrata provenienti dagli organi di senso consentono all’amigdala di analizzare ogni esperienza andando, per così dire, a ‘caccia di guai’. É una sentinella psicologica che scandaglia ogni situazione e ogni percezione, sempre guidata da un unico interrogativo, il più primitivo: E’ qualcosa che odio? Qualcosa che mi ferisce? Qualcosa che temo? Se la risposta è affermativa - se in qualche modo la situazione profila un «Si» - l’amigdala scatta immediatamente, come un sorta di grilletto neurale e reagisce telegrafando un messaggio di crisi a tutte le parti del cervello.

Nell’architettura cerebrale, l’amigdala è come una di quelle centraline programmate per inviare chiamate di emergenze ai vigili del fuoco, alla polizia... ogni qualvolta il sistema di allarme istallato all’interno di un’abitazione o di una banca segnali un problema.

Quando scatta l’allarme della paura, ad esempio, l’amigdala invia messaggi di emergenza e tutte le parti principali del cervello; stimola la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. Altri segnali vengono dati per secernere piccole quantità di adrenalina, oppure al tronco cerebrale, facendo assumere al volto un’espressione spaventata, ecc. Simultaneamente, i sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di emergenza contingente.

Nell’architettura del cervello l’amigdala ha una posizione privilegiata in qualità di sentinella delle emozioni capace all’occorrenza di sequestrare il cervello.

Gli input sensoriali provenienti dall’occhio o dall’orecchio viaggiano dapprima diretti al talamo e poi servendosi di un circuito monosinaptico all’amigdala (esiste un fascio molto sottile di fibre nervose che vanno direttamente all’amigdala); un secondo segnale viene poi inviato dal talamo alla neocorteccia - il cervello pesante o pensante. Questa ramificazione permette all’amigdala di cominciare a rispondere prima della neocorteccia.

Quest’ultima, infatti, elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo davvero completo e di formulare infine una risposta, che risulta quindi molto più raffinata rispetto a quella dell’amigdala.

2. L’amigdala è specialista della memoria emozionale.
Le nostre emozioni hanno una mente che si occupa di loro e che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale.

L’ippocampo (parte del lobo temporale) - per lungo tempo considerato la struttura chiave del sistema limbico - è coinvolto nella registrazione e nella comprensione degli schemi percettivi più che non nelle reazioni emotive - come in un computer.

La principale funzione dell’ippocampo sta nel fornire un ricordo particolareggiato del contesto, vitale per il significato emozionale; è l’ippocampo che riconosce il diverso significato, tanto per fare un esempio, di un orso visto allo zoo o nel cortile di casa.

Mentre l’ippocampo ricorda i fatti nudi e crudi, l’amigdala ne trattiene, per cosi dire, il sapore emozionale. Ad esempio: nel caso in cui avessimo fatto un sorpasso rischioso tale da creare un certa paura, l’amigdala, da quel momento in poi, ogni qualvolta che, in qualche modo, ci si ritrova in circostanze simili, ci fa sentire ansiosi. L’ippocampo è fondamentale per riconoscere in un volto quello di tua cugina. Ma è l’amigdala ad aggiungere che ti è proprio antipatica.

3. Meccanismi di allarme neurale e associazioni
In quanto archivio della memoria emozionale, l’amigdala analizza l’esperienza corrente, confrontando ciò che sta accadendo nel presente con quanto già accaduto nel passato. Il suo metodo di confronto è associativo: quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l’amigdala lo identifica come una associazione.

Ecco perché questo circuito è, per cosi dire, sciatto: agisce prima di avere una piena conferma. Ci comanda precipitosamente di reagire ad una situazione presente secondo modalità fissate molto tempo fa, con pensieri, emozioni e reazioni apprese fissate in risposta ad eventi forse solo vagamente analoghi - e tuttavia abbastanza simili da metterla in allarme.

Perché essa dichiari lo stato di emergenza basta solo che pochissimi elementi della situazione presente ricordino quelli di una passata circostanza pericolosa. Il guaio che oltre ai ricordi, carichi di valenze emozionali, che hanno il potere di scatenare questa risposta di crisi, possono anche essere superate le modalità di reazione. In tali momenti, l’imprecisione del cervello è aumentata anche dal fatto che molti vividi ricordi emozionali risalgono ai primi anni di vita e riguardano il rapporto fra il bambino e chi si prendeva cura di lui. Questo è vero soprattutto per gli eventi traumatici, ad esempio se un piccolo veniva percosso o apertamente trascurato.

L’amigdala può reagire con delirio di collera o di paura prima che la corteccia sappia che cosa sta accadendo, e questo perché l’emozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero razionale, e prima di esso.

4. Il centro che controlla le nostre emozioni
Mentre l’amigdala lavora per scatenare una reazione ansiosa e impulsiva, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione. L’interruttore cerebrale che smorza gli impulsi sembra trovarsi all’estremo di un importante circuito diretto alla neocorteccia - precisamente ai lobi prefrontali o frontali.

Quest’area cerebrale neocorticale consente di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta più analitica o appropriata, modulando l’amigdala e le altre aree limbiche. Quando si scatena un’emozione, nel giro di qualche istante i lobi prefrontali eseguono la reazione che ritengono migliore fra una miriade di possibilità, in base al criterio del rapporto rischio/beneficio… ad esempio: quando attaccare, quando darsi alla fuga e anche quando calmarsi, persuadere, cercare comprensione, tergiversare, provocare sensi di colpa, piagnucolare, indossare una maschera di spavalderia, essere sprezzanti, ecc.

La neocorteccia è al lavoro tutte le volte che registriamo una perdita e ci rattristiamo, o ci sentiamo felici dopo un trionfo, o ci maceriamo rimuginando su qualcosa che qualcuno ha detto o ha fatto facendoci sentire feriti o in collera.

« Ultima modifica: Agosto 01, 2008, 23:55:18 Ven da Skianta »

evi

  • Visitatore
Re: Risvegli notturni
« Risposta #6 il: Agosto 02, 2008, 00:29:48 Sab »
Le amigdale sono due una per emisfero. L'ipotalamo del grappolato non è ipertrofico (più grosso), ma iperattivo in fase di attacco, mandando troppi segnali in corteccia.

Estratto da

http://www.maran-ata.it/psicologia/htm/intelligenza_emotiva.htm


BEVITORE DACCI UNA LETTA; FORSE COMPRENDI L'ORIGINE DELLE MIE SUPPOSIZIONI[/b]


L’intelligenza emotiva: l’amigdala
«Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l'uomo. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l'uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l'uomo». Matteo 15: 18-20

Noi tutti abbiamo avuto a che fare con l’amara esperienza della perdita del controllo emozionale... Cercate di ricordarvene qualcuna e in modo particolare soffermatevi a quello che maggiormente è rimasta impressa nella vostra mente per la sua carica emotiva.

Nei nostri cuori soggiacciono ferite emozionali attive, che al minimo sussulto sismico (esperienze che la vita comporta) emergono con una forte carica emotiva paragonabile alla potenza di un vulcano in eruzione, provocando, il più delle volte, danni irreparabili a noi stessi e alle persone che più amiamo. Gli aspetti di un io bisbetico, irrequieto, insaziabile, volubile, capriccioso, offeso, timido, pauroso, frustrato, ribelle, testardo, sottomesso, aggressivo egocentrico, passionale, paragonabili al magma, al gas, ai vapori, allo zolfo e ai prodotti piroclastici di un vulcano, costituiscono uno stato latente o palese di situazioni molto pericolose endogene ed esogene della persona.

Perché? Come mai? Che cosa succede nella nostra mente? Dove avviene questo processo di reazione emozionale fuori dalla norma e che erroneamente cerchiamo di giustificare con accuse?

L’amigdala è un centro del sistema limbico del cervello. Il termine deriva dalla parola greca che significa mandorla. É un gruppo di strutture interconnesse, a forma appunto di mandorla, posto sopra il tronco cerebrale, vicino alla parte inferiore del sistema limbico.

Il sistema limbico è il punto centrale del sistema regolare endocrino, vegetativo e psichico; elabora stimoli provenienti dall’interno del corpo e dall’esterno. Descrive le strutture cerebrali che si trovano al confine tra l’ipotalamo e le strutture connesse, da un lato, la corteccia cerebrale dall’altro.

L’amigdala, ne abbiamo due, è specializzata nelle questioni emozionali. Se viene resecata dal resto del cervello, il risultato è una evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi, conseguentemente si diventa cechi affettivamente (cecità affettiva).

L’amigdala funzione come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi; la vita senza l’amigdala è un’esistenza spogliata di significato personale.

All’amigdala è legato qualcosa di più dell’affetto: tutte le passioni dipendono da essa. Le lacrime, un segnale emozionale esclusivo degli esseri umani, sono stimolate da essa. Asportando o resecandola negli animali, questi perdono ogni impulso a cooperare o a competere e non provano più rabbia o paura.

1. L’amigdala è un grilletto molto sensibile.
I segnali di entrata provenienti dagli organi di senso consentono all’amigdala di analizzare ogni esperienza andando, per così dire, a ‘caccia di guai’. É una sentinella psicologica che scandaglia ogni situazione e ogni percezione, sempre guidata da un unico interrogativo, il più primitivo: E’ qualcosa che odio? Qualcosa che mi ferisce? Qualcosa che temo? Se la risposta è affermativa - se in qualche modo la situazione profila un «Si» - l’amigdala scatta immediatamente, come un sorta di grilletto neurale e reagisce telegrafando un messaggio di crisi a tutte le parti del cervello.

Nell’architettura cerebrale, l’amigdala è come una di quelle centraline programmate per inviare chiamate di emergenze ai vigili del fuoco, alla polizia... ogni qualvolta il sistema di allarme istallato all’interno di un’abitazione o di una banca segnali un problema.

Quando scatta l’allarme della paura, ad esempio, l’amigdala invia messaggi di emergenza e tutte le parti principali del cervello; stimola la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. Altri segnali vengono dati per secernere piccole quantità di adrenalina, oppure al tronco cerebrale, facendo assumere al volto un’espressione spaventata, ecc. Simultaneamente, i sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di emergenza contingente.

Nell’architettura del cervello l’amigdala ha una posizione privilegiata in qualità di sentinella delle emozioni capace all’occorrenza di sequestrare il cervello.

Gli input sensoriali provenienti dall’occhio o dall’orecchio viaggiano dapprima diretti al talamo e poi servendosi di un circuito monosinaptico all’amigdala (esiste un fascio molto sottile di fibre nervose che vanno direttamente all’amigdala); un secondo segnale viene poi inviato dal talamo alla neocorteccia - il cervello pesante o pensante. Questa ramificazione permette all’amigdala di cominciare a rispondere prima della neocorteccia.

Quest’ultima, infatti, elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo davvero completo e di formulare infine una risposta, che risulta quindi molto più raffinata rispetto a quella dell’amigdala.

2. L’amigdala è specialista della memoria emozionale.
Le nostre emozioni hanno una mente che si occupa di loro e che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale.

L’ippocampo (parte del lobo temporale) - per lungo tempo considerato la struttura chiave del sistema limbico - è coinvolto nella registrazione e nella comprensione degli schemi percettivi più che non nelle reazioni emotive - come in un computer.

La principale funzione dell’ippocampo sta nel fornire un ricordo particolareggiato del contesto, vitale per il significato emozionale; è l’ippocampo che riconosce il diverso significato, tanto per fare un esempio, di un orso visto allo zoo o nel cortile di casa.

Mentre l’ippocampo ricorda i fatti nudi e crudi, l’amigdala ne trattiene, per cosi dire, il sapore emozionale. Ad esempio: nel caso in cui avessimo fatto un sorpasso rischioso tale da creare un certa paura, l’amigdala, da quel momento in poi, ogni qualvolta che, in qualche modo, ci si ritrova in circostanze simili, ci fa sentire ansiosi. L’ippocampo è fondamentale per riconoscere in un volto quello di tua cugina. Ma è l’amigdala ad aggiungere che ti è proprio antipatica.

3. Meccanismi di allarme neurale e associazioni
In quanto archivio della memoria emozionale, l’amigdala analizza l’esperienza corrente, confrontando ciò che sta accadendo nel presente con quanto già accaduto nel passato. Il suo metodo di confronto è associativo: quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l’amigdala lo identifica come una associazione.

Ecco perché questo circuito è, per cosi dire, sciatto: agisce prima di avere una piena conferma. Ci comanda precipitosamente di reagire ad una situazione presente secondo modalità fissate molto tempo fa, con pensieri, emozioni e reazioni apprese fissate in risposta ad eventi forse solo vagamente analoghi - e tuttavia abbastanza simili da metterla in allarme.

Perché essa dichiari lo stato di emergenza basta solo che pochissimi elementi della situazione presente ricordino quelli di una passata circostanza pericolosa. Il guaio che oltre ai ricordi, carichi di valenze emozionali, che hanno il potere di scatenare questa risposta di crisi, possono anche essere superate le modalità di reazione. In tali momenti, l’imprecisione del cervello è aumentata anche dal fatto che molti vividi ricordi emozionali risalgono ai primi anni di vita e riguardano il rapporto fra il bambino e chi si prendeva cura di lui. Questo è vero soprattutto per gli eventi traumatici, ad esempio se un piccolo veniva percosso o apertamente trascurato.

L’amigdala può reagire con delirio di collera o di paura prima che la corteccia sappia che cosa sta accadendo, e questo perché l’emozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero razionale, e prima di esso.

4. Il centro che controlla le nostre emozioni
Mentre l’amigdala lavora per scatenare una reazione ansiosa e impulsiva, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione. L’interruttore cerebrale che smorza gli impulsi sembra trovarsi all’estremo di un importante circuito diretto alla neocorteccia - precisamente ai lobi prefrontali o frontali.

Quest’area cerebrale neocorticale consente di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta più analitica o appropriata, modulando l’amigdala e le altre aree limbiche. Quando si scatena un’emozione, nel giro di qualche istante i lobi prefrontali eseguono la reazione che ritengono migliore fra una miriade di possibilità, in base al criterio del rapporto rischio/beneficio… ad esempio: quando attaccare, quando darsi alla fuga e anche quando calmarsi, persuadere, cercare comprensione, tergiversare, provocare sensi di colpa, piagnucolare, indossare una maschera di spavalderia, essere sprezzanti, ecc.

La neocorteccia è al lavoro tutte le volte che registriamo una perdita e ci rattristiamo, o ci sentiamo felici dopo un trionfo, o ci maceriamo rimuginando su qualcosa che qualcuno ha detto o ha fatto facendoci sentire feriti o in collera.



Cito tutto perchè lo trovo magnificamente illustrato.

Il vissuto emotivo influenza in modo palese le risposte autonomiche nonchè endocrine, PALESE!

                                                                                                                                                                ::) Evi

rrodolfo

  • Visitatore
Re: Risvegli notturni
« Risposta #7 il: Agosto 02, 2008, 03:01:03 Sab »



    io vorrei dire che quello che intendo ,è che le relazioni emotive come vengono descritte sia nel funzionamento che nella chimica e tutto quello che implica ,è diverso dai sistemi ancora più primordiali ,per fare un esempio semplice!!!!



         LO STIMOLO DELLA FAME A LIVELLO PRIMORDIALE E PRIMITIVO è COMANDATO DALL'IPOTALAMO  !!!

         COSIì COME LO STIMOLO CHIMICO E TUTTO IL MECCANISMO CHE NE COMPORTA DELLA SAZIETà!!


 la differenza da questi stimoli, dallo stimolo ,per esempio da uno stato emozionale di golosità ,sia per cultura ,per deficienze ,per patologie,anche neuropsichiatriche come psicologiche sono mosse dall'amigdala-e!!!

come dire che nelle funzioni dell'amigdala-e cè un livello superiore di meccanismi rispotto al' ipotalamo che al contrario ha funzioni e meccanismi più primari e primordiali!!!

secondo me la conferma sta anche nel fattto che i trigger sono molto semplici e primordiali!
 come ritmi  di luce e buio, soggezzione alla temperatura ambientale e corporea,suoni,pressione atmosferica,altitudine,ossigeno ,anidrite carbonica,idratazione,stimoli olfattivi ,visivi,sessuali,di paura ,o rabbia,e forse dimentico qualcosa.......ma credo che se per questi fattori primitivi sia interessato in primis l'ipotalamo,ed essendo alterato sia per ipertrofia che per iper attività sia nel rispondere che nel recepire  di conseguenza, il livello superiore, le amigdale hanno una ricezione delle informazioni alterata!!!anche a livelllo e sopratutto emozionale!!!!

 per fare un esempio ,dallo stimolo sessuale primordiale riproduttivo,diciamo, esagerato con l'ipotalamo alterato ,la conseguenza con l'amigdala-e alterata-e si passa alle fissazioni e alle manie!!!!!!!


tra l'altro la amigdale,sono organi cosi superiori ,che tra le loro funzioni cè anche quello del linguaggio

 l'esempiio è semplice !!!

http://www.mednat.org/cervello/amigdala_ippocampo.htm

leggendo questo link si puo vedere cosa succede se ci sono alterazioni dell'amigdale quali siano le conseguenze,o anche la mancanza ,ma sopratutto si denotano delle alterazioni comportamentali ,che nei grappolati possono anche esserci ,ma sono fonte delle percezionei basilari alterate dall'ipotalamo.
ritengo una conseguenza!!!!

.................................................................

rrodolfo

  • Visitatore

rrodolfo

  • Visitatore
Re: Risvegli notturni
« Risposta #9 il: Agosto 02, 2008, 11:49:05 Sab »
http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/la_dinamica_del_cervello.htm


per concluere con la mia personale teoria:


altre conferme ,che sia interessato in primis l'ipotalamo sta nel fatto della ciclicità della  ch,l'amigdala non è nelle sue funzioni avere cicli!!!!!!

le terapie dei protocolli previsti per la ch sia dai cortisonici ,che i calcio antagonisti ,antinfiammatori,agiscono ,o meglio cercano di agire sulla ipertrofia ipotalamica ,anche perchè agisco semplicenmente .l'amigdala ne sarebbe ineressata solo emotivamente!!??

nel senso che quando le terapie agiscono e sembrano attenuare i grappoli ,agiscono sullo stato emozionale???
come conseguenza di un benessere temporaneo probabilmente si!

evi

  • Visitatore
Re: Risvegli notturni
« Risposta #10 il: Agosto 02, 2008, 15:57:26 Sab »
http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/la_dinamica_del_cervello.htm


per concluere con la mia personale teoria:


altre conferme ,che sia interessato in primis l'ipotalamo sta nel fatto della ciclicità della  ch,l'amigdala non è nelle sue funzioni avere cicli!!!!!!

le terapie dei protocolli previsti per la ch sia dai cortisonici ,che i calcio antagonisti ,antinfiammatori,agiscono ,o meglio cercano di agire sulla ipertrofia ipotalamica ,anche perchè agisco semplicenmente .l'amigdala ne sarebbe ineressata solo emotivamente!!??

nel senso che quando le terapie agiscono e sembrano attenuare i grappoli ,agiscono sullo stato emozionale???
come conseguenza di un benessere temporaneo probabilmente si!


  :( Rudi, te lo dico con il più grande rispetto, ed anche con la più grande e DOVEROSA umiltà: qui, da quello che mi sembra d'aver capito, non sono presenti neuroscienziati; non lo sono io, non lo è Davide, non lo sei tu...persino la dottoressa Cerbo presumo non si definirebbe tale...
Le questioni intorno alle quali esponiamo le nostre MODESTISSIME opinioni sono di una tale complessità che mi verrebbe da compiangere uno che si alzasse e dicesse "Eureka, ho capito TUTTO!" Magari mi sbaglierei, ma sarei molto scettica...
Non è mancanza di fiducia nell'intelligenza umana, è solo consapevolezza del fatto che il cervello, ed a maggior ragione l'organismo  umano,  è l'oggetto più complesso di cui si conosca l'esistenza!!!

Calmati: qui siamo nell'ambito delle mere opinioni, ed in questo ambito l'orientamento di pensiero abituale di una persona gioca un ruolo importante...

Io ho l'impressione che, rispetto  a me e Davide, tu tenda a separare maggiormente MENTE e CORPO, emozione e fisiologia...

Se proprio dovessi voler romperti le scatole ti consiglierei la lettura - nel caso tu non l'abbia già letto- di un bellissimo testo divulgativo scritto da un neuroscienziato, Damasio, che s'intitola "L'errore di Cartesio".

Io sono donna, femmina, a 11 anni suonati ho avuto il menarca e da allora per moltissimi anni i miei cicli mestruali hanno seguito i cicli lunari che era una meraviglia: ovulazione luna piena, novilunio mestruazione.
Ebbene Rudi, io so, tu sai, tutti sanno, che "forti" emozioni ( e cosa si intenda per forte ahinoi non è misurabile...) possono incidere pesantemente su questi cicli. Conosco una donna che dopo la maturità non ha avuto il suo "ciclo" per anni, fino a quando non si è innamorata per la prima volta...e l'innamoramento mi pare corrisponda a funzioni "elevate"...
Io ho vissuto il puerperio ed ho allattato, e posso dirti che  il suono del pianto del mio bambino aveva sulla mia amigdala, a causa dell'assetto ormonale particolare in cui si trovava il mio organismo, un effetto molto diverso da quello che aveva per mio marito o per una donna non in puerperio. Io, com'è FISIOLOGICAMENTE per le puerpere, lo vivevo con angoscia, con ansia, era un suono "d'allarme"; e, se il bambino piangeva per la fame, dal mio seno cominciava ad uscire il latte... L'attivazione dell'amigdala era influenzata dagli ormoni ed allo stimolo "pianto" determinava una risposta emotiva alla quale corrispondeva una risposta fisiologica assai specifica mediata dall'ipotalamo e dll'ipofisi... Cioè l'amigdala influenza tanto funzioni superiori che la bruta fisiologia... Questo, molto molto molto modestamente, sono portata a pensare, MA HO IL PIU' GRANDE RISPETTO PER IL TUO DI PENSIERO  e lungi da me credere d'aver ragione o che tu possa aver torto e via discorrendo...
Parliamone, ma senza litigare, vi prego! A chi giova?

                                                                                                                                                                 :-\ Evi

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #11 il: Agosto 02, 2008, 21:02:52 Sab »
http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/la_dinamica_del_cervello.htm


per concluere con la mia personale teoria:


altre conferme ,che sia interessato in primis l'ipotalamo sta nel fatto della ciclicità della  ch,l'amigdala non è nelle sue funzioni avere cicli!!!!!!

le terapie dei protocolli previsti per la ch sia dai cortisonici ,che i calcio antagonisti ,antinfiammatori,agiscono ,o meglio cercano di agire sulla ipertrofia ipotalamica ,anche perchè agisco semplicenmente .l'amigdala ne sarebbe ineressata solo emotivamente!!??

nel senso che quando le terapie agiscono e sembrano attenuare i grappoli ,agiscono sullo stato emozionale???
come conseguenza di un benessere temporaneo probabilmente si!


  :( Rudi, te lo dico con il più grande rispetto, ed anche con la più grande e DOVEROSA umiltà: qui, da quello che mi sembra d'aver capito, non sono presenti neuroscienziati; non lo sono io, non lo è Davide, non lo sei tu...persino la dottoressa Cerbo presumo non si definirebbe tale...
Le questioni intorno alle quali esponiamo le nostre MODESTISSIME opinioni sono di una tale complessità che mi verrebbe da compiangere uno che si alzasse e dicesse "Eureka, ho capito TUTTO!" Magari mi sbaglierei, ma sarei molto scettica...
Non è mancanza di fiducia nell'intelligenza umana, è solo consapevolezza del fatto che il cervello, ed a maggior ragione l'organismo  umano,  è l'oggetto più complesso di cui si conosca l'esistenza!!!

Calmati: qui siamo nell'ambito delle mere opinioni, ed in questo ambito l'orientamento di pensiero abituale di una persona gioca un ruolo importante...

Io ho l'impressione che, rispetto  a me e Davide, tu tenda a separare maggiormente MENTE e CORPO, emozione e fisiologia...

Se proprio dovessi voler romperti le scatole ti consiglierei la lettura - nel caso tu non l'abbia già letto- di un bellissimo testo divulgativo scritto da un neuroscienziato, Damasio, che s'intitola "L'errore di Cartesio".

Io sono donna, femmina, a 11 anni suonati ho avuto il menarca e da allora per moltissimi anni i miei cicli mestruali hanno seguito i cicli lunari che era una meraviglia: ovulazione luna piena, novilunio mestruazione.
Ebbene Rudi, io so, tu sai, tutti sanno, che "forti" emozioni ( e cosa si intenda per forte ahinoi non è misurabile...) possono incidere pesantemente su questi cicli. Conosco una donna che dopo la maturità non ha avuto il suo "ciclo" per anni, fino a quando non si è innamorata per la prima volta...e l'innamoramento mi pare corrisponda a funzioni "elevate"...
Io ho vissuto il puerperio ed ho allattato, e posso dirti che  il suono del pianto del mio bambino aveva sulla mia amigdala, a causa dell'assetto ormonale particolare in cui si trovava il mio organismo, un effetto molto diverso da quello che aveva per mio marito o per una donna non in puerperio. Io, com'è FISIOLOGICAMENTE per le puerpere, lo vivevo con angoscia, con ansia, era un suono "d'allarme"; e, se il bambino piangeva per la fame, dal mio seno cominciava ad uscire il latte... L'attivazione dell'amigdala era influenzata dagli ormoni ed allo stimolo "pianto" determinava una risposta emotiva alla quale corrispondeva una risposta fisiologica assai specifica mediata dall'ipotalamo e dll'ipofisi... Cioè l'amigdala influenza tanto funzioni superiori che la bruta fisiologia... Questo, molto molto molto modestamente, sono portata a pensare, MA HO IL PIU' GRANDE RISPETTO PER IL TUO DI PENSIERO  e lungi da me credere d'aver ragione o che tu possa aver torto e via discorrendo...
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Offline Lucius

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #12 il: Agosto 02, 2008, 23:27:15 Sab »
Viva i post di confronto (anche con qualche scintilla) sulla CH, perchè portano sviluppi e spunti, soprattutto se vengono inclusi articoli e citate le fonti...

L'unica osservazione (piccolo "richiamo") che mi sento di fare è.... che siamo nella sez.: "Il Medico RISPONDE!"

 ::)


 ;)
« Ultima modifica: Agosto 02, 2008, 23:29:00 Sab da Lucius »

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Offline casper60

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #13 il: Agosto 03, 2008, 00:27:29 Dom »
Viva i post di confronto (anche con qualche scintilla) sulla CH, perchè portano sviluppi e spunti, soprattutto se vengono inclusi articoli e citate le fonti...

L'unica osservazione (piccolo "richiamo") che mi sento di fare è.... che siamo nella sez.: "Il Medico RISPONDE!"

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 ;)

sarebbe molto interessante conoscere il parere della Cerbo i merito

casper ;)

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Offline jude

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Re: Risvegli notturni
« Risposta #14 il: Agosto 04, 2008, 08:15:14 Lun »
Io proporrei di spostare l'intera discussione in un'altra sezione e, a chi ha delle domande per la Prof. Cerbo, di riformularle.

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